* L’imprenditore millennial: “Per la mia startup ho detto no al posto fisso” Intervista a Davide Giancarlini, 26 annni, creatore di Carsh, un’app di app per il car sharing di Tecla Biancolatte


Davide Giancarlini

15 novembre 2015

Davide Giancarlini è nato a Perugia 26 anni fa, vive a Milano, ed è uno degli imprenditori millennials raccontati dal Censis. Insieme a Luca Carta, 29enne sardo, ha creato Carsh, un aggregatore di servizi di car sharing. In pratica un’app di app. “Potremmo definirla una meta app”, scherza Davide, che per la sua startup ha detto no a un posto fisso. Davide si è laureato in economia e commercio alla Bocconi dove si è specializzato in Management of innovation, facendo anche un anno di studio all’estero, in Svezia. Ha iniziato a lavorare nel 2011, come consulente per un’azienda che fa assistenza alle compagnie telefoniche. Poi è passato all’American Express per uno stage finito con quel colloquio con il capo che ha segnato la sua vita. “Ero lì seduto. Il direttore mi stava offrendo l’assunzione, ma io avevo già in mente Carsh. Sliding doors. Ho detto no d’istinto”.

LEGGI ANCHE:

Come è nata l’idea di Carsh?
Luca e io eravamo in macchina, nel traffico di Milano su una car2go. Io guidavo e Luca leggeva la notizia di nuovi operatori di car sharing in arrivo in città. Ci siamo detti: sarebbe utili poterli prenotare tutti insieme. E l’abbiamo reso possibile”.

Detta così sembra facile.
No, tutt’altro che facile. Ci abbiamo messo un anno per fare partire l’attività. La prima grande difficoltà per un ragazzo senza soldi è reperire i fondi. Nel nostro caso, per i costi legati allo sviluppo siamo nell’ordine dei 100 mila euro. Che si fa? Si cerca un business angel, cioè un finanziatore, talmente pazzo da credere nel tuo progetto. A noi il 50 per cento li ha dati un privato. L’altro 50 lo abbiamo ottenuto partecipando a bandi regionali messi a disposizione dall’Unione europea. Tu anticipi i soldi e loro nel giro di 4 mesi te li ridanno.

Come sta andando Carsh?
Bene dal punto di vista dei numeri. A Milano in due anni il car sharing ha coperto il 10 per cento della popolazione, ci sono 550 macchine per 8 operatori.

Che lavoro c’è dietro?
Ora siamo in quattro e cerchiamo di coprire tutti i ruoli. Io sono al marketing ma ho dovuto imparato a usare photoshop e fare i grafici. Diciamo che è una formazione continua. Si lavora di notte, nei weekend. Il 2014 è stato l’anno del lancio e ci abbiamo investito tutte le nostre energie e il nostro tempo.

Per il Censis la sua è una generazione di stakanovisti. Lei come la definirebbe?
Più povera, più preparata e più internazionale rispetto a quella precedente. Ma non c’è solo un discorso anagrafico da fare. Ci sono due Italie, per come le conosco io: a Milano il lavoro si trova su linkedn, a Perugia tramite amici e conoscenti.

Fa parte del 40% di ragazzi ottimisti sul futuro?
Sì l’economia sta ripartendo. Io lo vedo bene questo Paese.

Cosa consiglierebbe a un suo coetaneo con aspirazioni imprenditoriali?
Intanto umiltà e sicurezza di sé che sono lo yin e lo yang per andare avanti nel lavoro. Poi gavetta per il tempo che serve e valutazione dei rischi. E se apre una startup in Italia, gli direi di non copiare progetti dagli Stati Uniti ma di basarsi sul Made in Italy che tanto piace all’estero e di puntare su un’idea che sia esportabile fin da subito.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...