*In certi casi non me la sento di mettere ‘mi piace’


(Il giorno dopo dell’attentato di Nizza)

In certi casi non me la sento di mettere ‘mi piace’, non ce la faccio proprio.
Penso soltanto, col dolore dell’età, che le stragi siano frutto di menti fortemente disturbate, di folli scatenati. Le motivazioni delle religioni penso siano strumentalizzazioni dell’ultimo minuto di ‘gruppi di folli’ associati nella follia, appunto. Folli con l’interesse economico della guerra e vestiti di vari costumi.
Nei social ognuno può dire la sua, quindi, come sto facendo io ora e trovo sia positivo confrontarsi, prendere le distanze da chi si lascia accecare e cade immediatamente nella trappola dell’odio, della vendetta, del ‘a casa loro’.
Quante stupidaggini!
Ma mettere ‘mi piace’ in certi casi io non riesco, non ‘condivido’, non mi metto nella centrifuga della tragedia che inizia da subito e percorre il vorticoso tragitto per placarsi dopo qualche giorno, mi sembra irrispettoso, poco leale, ho pudore.
Mi informo e leggo più testate, mi confronto pur sottraendomi alla spirale irriverente ed esalto la leggerezza calviniana che dovrebbe invadere i social per sottrarci allo spettacolo di corpi innocenti inermi a terra con accanto bamboline arti scomposti scarpe abbandonate.

Quanto vale la vita di un bambino della Croisette e quanto vale la vita di un bambino di Kabul? Per me ha il medesimo valore.
Che il dolore sia autentico, la pietà per le vittime reale e che possa essere vissuta una mestizia vera nella dignità di dare nome a quello che accade senza estenderlo dove ci fa più comodo estenderlo!

Una leggerezza consapevole che fa seguito ad una riflessione: questo è ed è stato a lungo il quotidiano di migliaia di bambini e di persone innocenti.

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