* Norcia


Avevo 17 anni quando per la prima volta sono andata a sciare da sola. Dovevo fare un tratto di strada per raggiungere la via dove prendere l’autobus, sci in spalla e scarponi nella borsa e, volete ridere? I miei sci avevano i lacci e non i comuni stop, ma non solo! i miei primi scarponi erano di cuoio nero con le stringhe rosse antidiluviani, probabilmente perché costavano di meno… beh! c’è da immaginare che fossero in offerta! Da sola di domenica presto, non ricordo l’ora in cui passava l’autobus del CAI ma per certo ricordo che era ancora buio, salivo sull’autobus già animato e poi si aggiungevano altri amici e la giornata sulla neve aveva inizio già nella concitazione e nell’allegria di incontrarci. A Norcia appunto facevamo tappa per la colazione, in quei negozietti strapieni di salumi e di odori prendevamo panini indimenticabili che mangiavamo seduti proprio su quei tre gradini di quella facciata ora vuota e desolata. Lì proseguivano le nostre risate e le nostre voci allegre intanto che il paese stava ancora sonnecchiando. Raggiungevamo Forca Canapine e le piste da sci ma poi, nel tardo pomeriggio abbandonate le piste e i canaloni sovente nebbiosi, ripercorrendo la strada facevamo ancora tappa a Norcia dove si ripeteva il rito. Sono passati così tanti anni ma sono talmente legata a quel mondo che solo di recente ho quasi deciso di privarmi di un paio di pantaloni da sci taglia 38 verde mela marca ELLESSE modello a sigaretta e ancora perfetti nonostante le numerose cadute, di un tessuto meravigliosamente corposo ed elastico che non presenta nessun segno, più o meno indossati in quel periodo; dico quasi perché ancora non me ne sono proprio liberata, ma dal fondo di un armadio sono finiti nella bauliera dell’auto da qualche mese…quindi prima o poi finiranno in uno di quei grossi bidoni bianchi per la raccolta dell’abbigliamento. Gli scarponi nordica che usavo quando andavo a sciare con l’autobus del CAI li ho spaccati letteralmente molti anni dopo a Lienz, in Austria quando fidandomi  dei miei amici mi sono ritrovata in una pista nera al fondo della quale ero così ‘traumatizzata’ che messi gli sci in spalla ho fatto più di un chilometro per raggiungere la villa dell’amica che ci ospitava e alla fine si sono proprio spaccati in due.

Perchè sono così legata a questi oggetti? Proprio perché mi riportano a momenti indimenticabili, remoti ma così divertenti e spensierati che li custodisco con molta cura e i sapori l’aria fredda e pulita la luce fioca di quei negozietti strapieni di cose in vendita il profumo intenso io ce l’ho ben presente  come la piazza  così armoniosa e le pietre di quei gradini.

In un ristorante della piazza o delle immediate vicinanze ricordo di aver cenato e di essermi inebriata del profumo e del gusto così singolare del tartufo, ed è la scoperta insieme all’appartenenza dei luoghi che rendono speciali certe sensazioni. Farli rimanere in vita significa far rimanere vivo il tessuto di cui siamo fatti e la bellezza di alcuni momenti è anche nelle cose nelle pietre nelle piazze magnifiche o anonime che siano! ma che abbiamo vissuto e ci appartengono.

Associo a Norcia anche l’Aquila. Beh, Norcia mi appartiene, a L’Aquila sono andata varie volte per qualche giorno e a volte anche per settimane intere allaScuola di Specializazione e solitamente doverci andare creava sempre malumori, io invece ero molto contenta perché le trasferte per me rappresentavano metà lavoro, cioè eliminavo il lavoro quotidiano in famiglia. La struttura era molto bella razionale elegante funzionale ma isolata e anche il centro a sera più o meno deserto. Prima che chiudessero i negozi facevo un giro alla 0-16 che era piuttosto grande, con un piano interrato e trovavo sempre delle belle occasioni, poi sotto i portici di fronte c’era una profumeria, quel signore mi ha venduto un fard della lanc^me che compro ancora adesso e poi dopo i portici si apriva la piazza ma già alle sette di sera non c’era nessuno. Ho rivisto in tv i portici la piazza le vie laterali transennate distrutte abbandonate.

La terra  continua a tremare ancora dopo anni e anni; abbandonare è la cosa che io ritengo più giusta fare, pur nello strappo angosciante e nella consapevolezza dolorosa di una crudeltà smisurata che fuori dalla tua terra mai più conoscerai un amore così vero e totale.

norcia

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