é Natale


Sembra di essere in un romanzo di Victor Hugo, e sono sempre più giovani, mentre quello di New York è addirittura al computer, la corte dei miracoli locale non è ancora così avanti e legge, tantissimi leggono. Una giovane e dignitosa donna lavora costantemente all’uncinetto, non chiede nulla e non alza mai gli occhi, una signora piuttosto grassa si nasconde tra i cartoni in una panchina nella via pedonale tra dehor di bar e strutture mobili di rivendita di libri, intorno alle 21 compaiono i cartoni ad occupare sempre la stessa panchina e due ore più tardi c’è lei in mezzo, molti hanno la compagnia di un cagnolino o sono in coppia; io non ci riesco a fotografarli, quelli che non dormono io non ci riesco  e già ho pudore nel mostrare questi a cui ho fatto uno scatto furtivo sentendomi una ladra.

Lo scorso anno davanti al mcdonald c’era un bel ragazzone giovanissimo che usava uno smartphone. Era sempre lì tra i suoi cartoni, chiedeva qualche moneta e ringraziava comunque subito dopo, come recitasse una litanìa, sempre quella.

Li incontro ogni sera. Li osservo. Rifletto. Costruisco con l’immaginazione le loro vite future misurandone la distanza da quel bel pavimento lercio – a volte in prezioso seminato veneziano – che costituisce il loro orizzonte, tappezzato di cartoni e di tutte le loro cose disseminate intorno o ordinatamente accantonate. Alcuni non hanno nulla se non dei cartoni e una coperta. Corpi miseramente buttati a terra.

Dove sono andati quelli che vedevo ai giardini?

A gennaio se ne vedono sempre di meno, poi il numero comincia a  moliplicarsi di nuovo.

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