5. Da: ‘Raccolta di incipit’


L’ostilità di lei era palese, e lei non faceva nulla per nasconderla.
Vivevano da anni nel loro mondo ristretto e conoscevano a memoria i meccanismi l’uno dell’altro ma anche di quello che entrava dalla loro porta e ne misuravano ogni singolo originale particolare. Così ingigantivano il loro orizzonte, sommando le inezie che ogni estraneo portava con sé e lasciava inevitabilmente nell’aria e così rubando quello che gli altri ritengono cose da niente del proprio modo di essere il loro mondo si completava e raggiungeva dimensioni reali.

Da qualche tempo il fatto che lui avesse trovato un accordo con una persona che lei non apprezzava aveva rinverdito di nuove inezie tutto il loro mondo. Lui ritraeva di inutili particolari il suo mondo e lei osteggiando non faceva altro che indurlo a prendere delle decisioni avventate. Le meschinità le piccole menzogne i gesti alle spalle i telefoni scambiati assumevano un sapore diverso e più avventuroso ed eccitante, avevano sempre nuovi argomenti da comunicarsi.
Stava facendo delle scelte sbagliate, aveva travolto e stravolto ogni valore dal quale era stato posseduto fino ad allora.

Era proprio questo che voleva.

Non si era sentito così neppure in gioventù o non se ne ricordava e ora che i suoi giorni si offuscavano come la sua memoria e a volte cominciavano a perdersi anche le parole, sentire il piacere segreto della ribellione e del lottare i contrasti gli rimpiazzava quel vigore che sentiva di aver perso.

Ad osservare quei meccanismi scontati e banali si prendevano spontaneamente le parti di lui e veniva da pensare ‘ma Laura, lascialo stare! lascia che faccia le sue scelte!’. Diventava imbarazzante far loro aprire quella porta e allora venivano contattati dalla finestra per non subire più quel teatrino indegno fino a quando lui non divenne vittima dei suoi stessi marchingegni e lesse la realtà brutalmente. Successivamente quella stessa realtà venne dettagliata ancora più pesantemente e ne subì un’amarezza che lo segnò segretamente fino alla fine dei suoi giorni.
Un uomo costretto tutta la vita nella modestia delle sue piccole manie e del suo piccolo mondo, mai un giorno di libertà da questo suo modo, mai uno slancio gli era stato concesso dal suo stesso essere, mai un qualcosa al di fuori del proprio tornaconto, mai un colpo di testa! Il suo corpo era segnato dai passi percorsi ogni giorno sempre uguali e che avevano reso singolari le linee della sua figura, aveva raddrizzato la schiena e schiacchiato il fondoschiena, aveva costruito una rotondità del ventre con un certo imbarazzante gonfiore fino alle cosce, una mostruosa rilassatezza del collo per aver detto sempre sì al destino.
Aveva diritto quel pover’uomo ormai vecchio a fare un percorso un po’ diverso da quanto altri avevano tracciato per lui…aveva finalmente diritto di credere di aver affascinato una donna e di poter pensare di condividere i numerosi inutili tristi particolari della sua quotidianità con chi gli si era concesso con tanta dedizione? Che importanza aveva chi fosse cosa facesse prima o dove volesse arrivare?
Lei c’era e i suoi desideri, modesti lo erano sempre stati, si adattavano e si rimpicciolivano per farsi incarnare da lei…
Lui aveva diritto alla vita, finalmente!

Photo by ma,gia

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