11.  Da: ‘Raccolta di incipit’


Era testimone di una lunga e bella storia di amicizia tra un uomo e una donna, cominciata molti anni prima.
Adesso anche a lei era più chiara la situazione. Aveva capito molte cose sfogliando quelle poche foto. La Piccola Peste si era data da fare e non aveva torto, le sbattute di porta se le ricordava bene. Una volta pensava addirittura di tornare sui suoi passi e sollevare una questione perché erano modi di comunicare primitivi che semplicemente detestava.

Solo adesso ne capiva la disperazione e le risposte si chiarivano ai tanti perché.

Lei era brutta, sfatta, volgare da paura, l’espressione dura e la faccia segnata da vecchia ‘trojassa’ anche quando sorrideva, a volte ridicola nel vestire e poi trasudava volgarità con qualunque abito.
Le faceva venire in mente una che gestiva una boutique per signora nella stessa strada che lui faceva tutti i giorni…e magari vedendola fuori dal negozio se ne era segretamente innamorato oppure anche lei era stata del giro… Comunque si somigliavano in maniera straordinaria, avevano gli stessi lineamenti e anche gli stessi boccoli. La tipologia era quella, e lei aveva in sé un che di tragico, di cupo, di cattivo, di vendicativo… Certo, quando usciva insieme a tutta la famiglia nelle occasioni ufficiali non era come mostrare un blasone. Qualcuno per certo se ne vergognava.

Si poteva affermare che da quando avevano varcato la soglia dell’intimità, senza contare il passato, lei aveva portato nella sua vita talmente tanto splendore che lui e tutta la famiglia non avevano più vissuto nulla di allarmante o drammatico?
Che sia anche quello un segno del destino?

Povera Piccola Peste! Lei che aveva una così alta stima del suo amico aveva fatto il possibile, le aveva provate tutte ma vederlo finire così! Non le era facile vedere che lui  stesso avesse un’immagine di sé così modesta, lui pensava quindi di non meritarsi molto se non stare vicino ad una donna volgare gretta e per di più anche piena di sé e sgradevole! Ricordava i bei tempi in cui lui era ambizioso, curava il suo aspetto era sempre di buonumore e le raccontava le scorribande notturne…  Certo che era dispiaciuta, certo che era amareggiata, e quella glielo aveva portato anche lontano!
Allontanarlo dal solito ambiente rientrava nelle tipiche decisioni della manipolazione, anzi spesso era una delle primissime mosse, la successiva sarebbe stata la ricerca del consenso da parte di tutti e poi scelte infelici di forte remissione alla sorte nefasta e ciò a testimonianza di poca autenticità e forza del rapporto affettivo dei due, ma lui avrebbe negato con forza pensando di essere lui a decidere ogni passo e ogni particolare.
Naturalmente! Sarebbe accaduto tutto esattamente come si delineava in tutte le misere storie di quella tipologia, passo passo avrebbe assistito al declino, negli affetti, negli amici, nella famiglia, nel patrimonio e il poveretto si sarebbe accorto del disfacimento quando sarebbe stato troppo tardi.

Le venne da sorridere pensando a Piccola Peste, se la immaginava cedere e dare a fatica il suo consenso tanto la manipolazione avrebbe funzionato!
Lei per il suo amico, che in confidenza chiamava con impreciso accento romeno Bórnía, si era data molto da fare e guardandolo sapeva che la strada intrapresa gli avrebbe portato dolori su dolori, amarezze su amarezze, un’aura di affaticamento e tristezza perenne e che si sarebbe accorto dell’illusione solo dopo molto tempo…ma lei, comunque, rassegnata, gli sarebbe stata vicino e immancabilmente fedele.

Lo cantava anche Francesco Guccini, per avere l’onore e la gloria, bisogna essere un poco puttana.
Ma glorie di quel tipo…non portano in gloria.

Photo by ma.gia

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