#raccomandazione: conoscere la sofferenza


Da vent’anni.
Ogni anno.
Uno strappo, una lacerazione e mi rendo conto di diventare insopportabile per le domande a raffica che non attendono risposta che sono solo ansia – hai messo in valigia questo, hai preso quello, hai dimenticato l’altro.
E allora la soluzione è: oggi parrucchiere.
Anche se per me non è certo un piacere ma è sicuramente la cosa più insolita e più a portata di mano. Un insulso palliativo.
Ho persino paura che baciandovi possa soffrire ed è l’unico giorno dell’anno in cui vivo mille perplessità, mille angosce, metto sotto esame ogni angolo e ogni anfratto della mia anima. E non trovo mai vicino altro amore che possa lenire tutto questo dolore.
Così, con l’anima a nudo, trattengo le lacrime e ricaccio il nodo che si è formato in gola e che trasmette crampi allo stomaco.
L’anima a nudo si pone mille pressanti perché.
Perché nessuno ti ama da vent’anni, perché nessuno adora ogni raccapricciante particolare di te come accade normalmente a tutte, anche le più volgari e sgradevoli, anche quelle che hanno intenzioni distruttive, perché a te non accade quello che accade ad ogni cretura foss’anche obrobriosa, finta e repellente, perché?
Perché ieri sera hai fatto le due di notte, nonostante la sveglia del mattino successivo, semplicemente andando da Papille e ridendo con gli amici e stasera sei sola a ricacciare indietro le lacrime e i mille perché?

Peché io non lo so.

E quel che è peggio non lo so neppure capire.
È come il giorno della marmotta, accade una volta all’anno.
Si ripete.
Mi devasta.
Mi pone interrogativi a cui non so rispondere, dolori che non  so fronteggiare, realtà che non so leggere. Semplicemente ricaccio indietro le lacrime, comprimo il dolore e per un po’ è sofferenza e crampi allo stomaco.

Se fosse al lavoro, l’ho fatto più di una volta in emergenza, in 1/4 d’ora definisco un progetto, faccio delle slides e imbastico una presentazione verbale intelligente e accattivante con argomentazioni originali e interessanti. E adesso? È in questa emergenza? E qui? Mi piego in due dal dolore che si fa fisico perché non so individuare la minima causa e neppure analizzare i perché.

Perché non ti ho urlato forte i miei sentimenti? Perché ho fatto finta che potevo fare a meno di te? Perché ho lasciato che ru ti innamorassi di un’altra? Perché non ho preteso che tu mettessi alla prova i miei sentimenti e la mia persona e le mie carezze? Perché? Perché ti ho nascosto l’immenso valore che avevi per me?

Tu segui i tuoi sogni e i tuoi amori, io cerco di ricacciare  questa sofferenza che si fa dolore fisico e ritorna ad essere sofferenza.
Un solo giorno all’anno accade che io senta il peso del mondo su di me, sulla mia incapacità di farmi amare e su tutto quello che hai provocato semplicemente esistendo, davvero a tua insaputa.

Io non lo so.

Io non lo so capire.

Soffro e sento tutta la sofferenza che si fa sofferenza fisica e trancia i miei visceri. Domani sarà un altro giorno. Domani avrò di nuovo la forza. Domani avrò lo stesso bisogno di te ma guarderò altrove, in lontananza. Saprò nasconderlo.

Tu ignorami con malevola alterigia.

Photo by ma.gia

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