16. Da “Raccolta di incipit”


“Si possono amare le aziende?”

“Eppure accade che si amino!”

Lei pensava di essere così perché nell’azienda di punta, un fenomeno economico mondiale di fine anni ’90 c’era entrata da 40enne.  Aveva avuto un ruolo di gestione e di vendita, erano stati anni di grande forza, ma la cosa singolare, che la stupiva, era che le persone che incontrava, a distanza di vent’anni, erano le persone che avevano vent’anni allora e una visione così pura di dedizione  al lavoro e al marchio come pochi esempi al mondo. E tutti le ricordavano quei tempi con le medesime parole, i medesimi sentimenti.

Lei ci parlava, li incontrava casualmente o per lavoro e  raccontavano tutti di un mondo che potenzialmente poteva far esplodere il mondo, per innovazione e entusiasmo, perchè c’era tutto, c’era sprint, tecnologia, dedizione, futuro, rivoluzione, c’era un mondo al completo e se lo ricordavano con nostalgia e con un’enorme amore…incredibile! Un amore per quel marchio che portavano nel cuore.

Li incontrava, ci prendeva un caffè, voleva sapere della loro vita, i figli la famiglia…non come un tempo che al di fuori del lavoro era tutto baraonda discoteca trovarsi amicizia stare insieme…

Li adorava già allora, i suoi migliori risultati li doveva a loro…ma nel tempo erano stati tutti traditi, depauperati dei sogni, dei ruoli, un ‘cappellino’ dietro l’altro o una diversa dicitura nella firma automatica delle mail, derubati della dignità e non sapeva in questi casi come ci si potesse risollevare se non con una dignità del tutto nuova.

A lei piaceva vedere che il nuovo avanzasse con prepotenza, ma che fosse nuovo e non il solito ladrocinio delle possibilità potenziali, dei brevetti, dei palazzi, della capacità tecnica delle persone, della disponibilità delle persone, ladrocinio perpetrato costante e ineffabile nel tempo che aveva finito per succhiare tutte le energie di una azienda che poteva andare lontano ma che richiedeva una gestione con finalità da imprenditori non di chi fa razzia e scappa!

Anche allora si giocava sugli equivoci e richiamare l’attenzione su chi non aveva nessun giustificato potere di intervento, era solo la convalida di non aver avuto alcuno che avesse diretto con una visione del futuro del progresso della tecnologia del far crescere un’azienda dalle grandi menti tecniche innovative come pochissime al mondo e che, in realtà, era in ginocchio, piegata dalla razzìa del vergognoso potere economico.

Era stata la sua più bella esperienza lavorativa, aveva conosciuto preparato valutato centinaia di ragazzi, nessuno avrebbe mai immaginato…

Photo by ma.gia ‘visione globale’

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