#love: Follower number one


È russo, è giornalista, così si racconta.
Io ho pubblicato 250 foto o poco più e lui 34,5mila.
Le foto sono minimaliste, un filo d’erba secca che spunta da una distesa di neve, neve a volte pestata a volte in aperta campagna e intonsa, e non potrebbe essere altrimenti.
Signore che aspettano alla fermata del bus, giovani che spingono passeggini oppure volti, per lo più solitari, dentro quei bus con la vernice scrostata, freddi e austeri, di un’altra epoca. Volti che non hanno la percezione di finire ad essere osservati a migliaia di chilometri di distanza, come se fossero anonimi, inconsapevoli e senza scelta.

Eppure tutte queste foto minimaliste hanno un fascino. Sembrano dinosauri risvegliati e proiettati in un mondo lontano, luci nebbiose della sera e disperse da distanze infinite, bulbi in attesa di sbocciare alla finestra, un gatto tigrato e tranquillo che guarda perplesso anche lui, una pala giù in cortile a disposizione di tutti per spalare la neve e uscire dal cancelletto.
Lo trovo un insieme bombardato a raffica ma che non fa comunque rumore.

Quei silenzi, nel loro insieme, con le notti e la neve, restituiscono poesia.

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