23. Da: “Raccolta di Incipit”


Erano pensieri del tutto inutili quelli che stava facendo.
La sentiva distante, non solo, non lo pensava neppure, lui non mostrava di essere una persona interessante, di essere brillante, vivace, intelligente e nel giorno del suo compleanno non si era degnata di fargli gli auguri, di proposito, se lo sentiva.
La sua amica, scriveva parolacce e volgarità su facebook in un italiano stentato, ed era imbarazzante per come si presentasse, per il linguaggio, per la sua voce e per i suoi commenti limitati e inopportuni. La considerava per come si mostrava: stupida, ignorante, volgare, immaginava che sarebbe stata un peso per il futuro e da subito la malattia della madre era il sentore della negatività che riusciva a diffondere nella sua vita.
Eppure non gli rimaneva che lei.
Unico vantaggio: avrebbe licenziato una badante e la colf.
Altri dubbi sarebbero stati del tutto inutili.
Non aveva altra scelta: quella doveva farsi piacere e magari trasformarla il più possibile, nascondersi i suoi immorali amori ‘familiari’ e farla somigliare in tutto e per tutto, fino all’identificazione, a quei minimi particolari che l’avevano a lungo inebriato, ma di cui non era moralmente all’altezza.
Non aveva i numeri.
Se una non dava segnale di volerlo, avrebbe avuto quella.
Ma era chiara dentro di sé un’inquietudine che sarebbe perdurata per sempre, come avesse scelto il ridicolo per piaggeria invece dell’amore.

Photo by ma.gia ‘Homo ridiculus at the rendez vous’

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