26. Da: “Raccolta di Incipit”


Che grande amarezza provava per tutto quello che si aspettava dall’uomo più colto e ‘importante’ che avesse mai anche solo immaginato di poter avere al fianco!

Lei semplice, dai modi e dai gusti paesani aveva puntato tutto su quell’ometto triste e ‘cicciuriello’ come amava chiamarlo per quella sua pancia prorompente e dopo tutti quegli sforzi si rendeva conto solo dopo eventi straordinariamente felici e straordinariamente dolorosi insieme, di avere vicino un uomo innamorato segretamente di un’altra donna, e che a lei riservava una specie di sottile e costante tortura psicologica  a causa dell’inadeguatezza.
Era un uomo che avrebbe avuto al fianco per tutto il tempo della sua vita, perché lui sapeva di non avere più chance negli anni futuri, ma un uomo con il cuore lontano. 
Infatti non aveva esitato e pieno di quello che lui stesso chiamava la sua ‘saggezza’, aveva usato tutto il suo disinteresse nei suoi confronti per umiliarla, porla davanti ad un ultimatum e farle prendere la decisione che lui stesso desiderava. L’aveva fatto passare come voto d’eterno amore, quel gesto tanto crudele e così vicino alle trame delle tragedie greche; un sacrificio di una violenza arcaica, ma adesso diremmo un gesto di forza per chi ha in cuore un sentimento debole, ottuso e strumentale.
Non avendo in cuore amore aveva avuto perciò il coraggio di umiliarla, di calpestarla insieme alla sua dignità e le aveva represso la gioia, le aveva reso tragico un momento unico e felice della sua vita, e le aveva impedito di condividere la grande felicità di sua figlia, di starle vicino, di vivere in famiglia un evento così speciale e unico nella vita di tutti!
A cosa era dovuta una mancanza così grave di dignità e che l’avrebbe considerata per tutta la vita come un’onta per sé, per quella giovane ragazza  e per tutta la famiglia? Alla sua passione non certo nascosta per un familiare, quindi era lei la causa di tanta immoralità e lei stava pagando per quello. Anche su quella vicenda lei aveva le sue motivazioni: la vita l’aveva posta davanti a tanta durezza e in qualche modo doveva consolarsi con chi più somigliava…
Il suo giustiziere non sentendo né amore, né pietà, né affetto e comprensione per lei, né percependo la bellezza e l’unicità del momento, non le aveva fatto sconti e l’aveva umiliata, piegata al suo volere, tradita ancora una volta, aveva tradito la sua fiducia, aveva represso la sua corsa felice incontro alla nuova vita e le aveva presentato un conto da pagare.
Ecco la cosa peggiore che insieme a tanta spietatezza e crudeltà le aveva aperto gli occhi, addirittura era stato concepito per lei un conto da pagare.
Da che parte era allora l’immoralità più degenere tra i due?

Si sentiva una stolta in balia dell’orco e si ritrovava delusa umiliata e amareggiata proprio quando invece avrebbe dovuto esaltarsi per aver raggiunto quell’obiettivo così tanto desiderato e per il quale aveva combattuto con decisione fin dal primo momento che la sua mente avesse architettato il suo miglior futuro possibile.
Nel tempo si erano accumulati così tanti errori grossolani che la situazione che stava vivendo aveva del paradossale.
Era tutto contraffatto, sembrava non ci fosse più niente di autentico e stava perdendo oltre che se stessa e la propria dignità, la posizione sociale per cui aveva sopportato tanti dispiaceri e tanta amarezza. 

Allora decise. Avrebbe fatto un passo indietro, si sarebbe piegata al volere, avvezza com’era alle delusioni, ai tradimenti, alle umiliazioni, alle batoste che la vita le aveva dato e avrebbe ingoiato ancora amarezza ma non avrebbe perso la posizione a fatica conquistata. Anzi, avrebbe poi preteso…avrebbe presentato un conto da pagare anche lei, che potesse anche per lei sostituire l’illusione di amore.

Photo by R.V.

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